Dichiarazione di voto
Data: 
Martedì, 17 Febbraio, 2026
Nome: 
Federico Fornaro

Doc. II, n. 11

Grazie, signor Presidente. Mi sia consentito iniziare ricordando una persona, che è mancata proprio oggi, e che si è occupata di queste cose da cronista parlamentare della Repubblica: Giovanna Casadio ci ha lasciato quest'oggi. Ci mancano le sue telefonate che sarebbero sicuramente arrivate per chiedere cosa c'era dentro… Io credo sia giusto riflettere, colleghi, rispetto al contesto entro cui abbiamo operato. E c'è un contesto più ampio che ha un arco temporale più lungo: è una fase di crisi conclamata, nelle democrazie occidentali, del parlamentarismo, cioè della perdita di centralità del Parlamento a vantaggio di una logica più decisionista e più efficientista che è interpretata dal potere esecutivo. Sono varie le motivazioni, la personalizzazione della politica ma anche l'idea, in fondo, che è passata nel senso comune, che questo sia un luogo in cui si perde tempo, in cui c'è un eccesso di verbosità.

Credo, invece, che provare a modificare i Regolamenti sia essenziale anche per dare una risposta alla crisi del parlamentarismo. C'è un secondo elemento, lo ha ricordato, in particolare, il collega Giachetti in più occasioni: ci troviamo di fronte a una stagione, particolarmente accentuata in quest'ultima legislatura, di una sorta di monocameralismo di fatto e, anche da questo punto di vista, provare a riformare il Regolamento dovrebbe portare ad avere più compliance con la nostra Costituzione il bicameralismo paritario.

E poi c'è un convitato di pietra, signor Presidente - ce lo siamo detti molte volte nel lavoro della Giunta -, ed è l'eccesso di decretazione d'urgenza. Non è di questa legislatura, però anche in questa legislatura ci siamo trovati, in alcuni momenti, a votare in una settimana tre decreti: questo è un convitato di pietra. Non potevamo, non possiamo a livello regolamentare bloccare la decretazione d'urgenza. Si può provare - ed è quello che abbiamo cercato di fare - ad attutire gli effetti negativi, cioè quello che si porta dietro la decretazione d'urgenza, cioè il voto di fiducia, e quindi sostanzialmente silenziare l'attività del Parlamento e ridurre tutti noi, maggioranza e opposizione, alla fine, a degli schiacciabottoni.

È una riforma - ci tengo a sottolinearlo - che arriva da lontano, non solo da questa legislatura: ci fu un tentativo molto importante nella XVII legislatura (era Presidente la collega Boldrini), che arrivò a pochi metri dalla sua conclusione. E in fondo siamo ripartiti da lì, riprendendo - i diversi gruppi - molte delle questioni che erano già contenute e trattate all'interno di quella proposta. Alla fine, io lo rivendico: non mi sentirete fare un intervento in cui rivendico le proposte che sono state accolte e che provenivano dal mio gruppo parlamentare. Ce ne sono molte, ma l'obiettivo con cui personalmente ho lavorato in questi mesi - grazie anche, devo dire, alla straordinaria sintonia ritrovata sia con il collega Iezzi, sia con il collega Rossi - è che la riforma del Regolamento arriva in Aula dopo un lungo lavoro orientato alla ricerca di un equilibrio costituzionalmente e politicamente corretto tra tutti i soggetti che intervengono nel processo legislativo: la maggioranza, l'opposizione, il Governo, i gruppi parlamentari, i singoli deputati e anche i cittadini; perché è passato un po' in sordina ma aver riformato in senso positivo, più aperto e più garantista la parte relativa alle proposte di legge d'iniziativa popolare è, da questo punto di vista, un'innovazione importante.

È stato - lo dico con forza - un lavoro improntato alla ricerca sistematica della condivisione massima, nel rispetto delle posizioni e delle idee di tutti; una capacità, io credo, di ascolto, e ringrazio che sia stata riconosciuta in tutti gli interventi, anche da chi avrà un voto differente da quello favorevole. Il testo contiene innovazioni molto significative.

Ricordo che interveniamo su una settantina di articoli, su una dimensione che, oggi, è di 154. L'obiettivo con cui si è lavorato era quello di migliorare l'efficacia, ancora più che l'efficienza, del lavoro parlamentare, con un secondo obiettivo conseguente, provare ad aumentare i tempi per la discussione delle proposte di legge presentate dai deputati; perché, alla fine, il combinato disposto dell'eccesso di decretazione d'urgenza e dell'attività ordinaria è stato quello di ridurre a percentuali che, fino alla scorsa legislatura, arrivavano a malapena al 10 per cento delle leggi approvate di iniziativa parlamentare. Migliorare, efficientare i tempi, vuol dire avere più spazio per il nostro lavoro.

Entreranno in vigore interventi di cui si parlava da anni, se non da decenni. La questione, per esempio, del voto a data certa, che andava avanti da molto tempo. L'abolizione delle famose 24 ore di stop dopo la posizione della questione di fiducia, ad esempio, si accompagna con lo Statuto delle opposizioni, con norme regolamentari a tutela dei diritti delle minoranze, nel tentativo, doppio, di un rapporto di equilibrio corretto tra i diritti, come diceva il collega Iezzi, del Governo, della maggioranza e dell'opposizione. Se mi è consentito, anche con un obiettivo più ambizioso, cioè provare a riequilibrare il rapporto tra legislativo ed esecutivo: qui, evidentemente, noi abbiamo potuto lavorare sulle regole. Bisognerà, poi, avere interpreti di quelle regole, nella prossima legislatura, in grado di cogliere questa necessità che, mi sembra, impellente.

C'è un'unica norma che rivendico - faccio un'eccezione -, perché, in realtà, non è una norma che guarda alle opposizioni, ma, dalla prossima legislatura, non potrà più essere richiesta la seduta fiume, la tagliola sulle riforme costituzionali e le leggi elettorali. Io credo che sia un gesto di rispetto; intanto, di rispetto nei confronti della Carta costituzionale, del lavoro straordinario che venne fatto in quest'Aula, in pochi mesi, in pochissimi mesi, tra l'estate del 1946 e l'inverno del 1947, ma è anche l'idea che quando si tocca la Costituzione con riforme costituzionali, lo si fa nel massimo della trasparenza, nel massimo dell'attenzione, così come le leggi elettorali, che sono il cuore pulsante della nostra democrazia.

Abbiamo fatto una scelta - non l'abbiamo fatta all'inizio, bisogna essere onesti intellettualmente, ci siamo arrivati per gradi - quella, alla fine, di decidere di operare con quello che, usando un'espressione filosofica, è il velo dell'ignoranza, cioè provare a decidere sugli emendamenti senza sapere, senza avere un condizionamento dai ruoli che, in questo momento, ognuno di noi interpreta. È stato giusto? Non è, e lo dico ai colleghi e a chi ci ascolta, una furbizia tattica, ma io credo sia stata una scelta giusta che ci ha concesso, oggi, a un anno e mezzo dalla fine naturale della legislatura o se sarà meno, se sarà più breve, di riuscire ad approvare questa riforma, lasciando a chi verrà nella prossima legislatura, poi, di interpretare lo spirito di queste norme. Credo, e vado alla conclusione Presidente, che, alla fine, questo sia un buon risultato, e ringrazio delle espressioni tutti i colleghi che sono intervenuti, maturato, come dicevo prima, in un clima positivo, di ascolto e di ricerca di un punto d'accordo nell'interesse comune, rappresentato dal rilancio della funzione del Parlamento e anche, lo vorrei sottolineare, del nostro ruolo di deputati. Un rilancio della funzione del Parlamento come motore fondamentale della nostra democrazia repubblicana.

Io ringrazio ancora gli altri colleghi relatori e tutti quelli che hanno lavorato a questo obiettivo, però, questo è un tentativo vero, serio, animato dalle migliori intenzioni che, credo, abbia raggiunto l'obiettivo di dimostrare che se ci si ascolta, se c'è il rispetto, se c'è confronto, si possono trovare anche punti di equilibrio, nell'interesse supremo di questa Nazione.